immagine di un uragano che è metafora di ansia e panico che posso aiutarti a gestire diversamente come psicologa a Cologno Monzese

Ansia e attacchi di panico: come uscirne con l’aiuto di una psicologa a Cologno Monzese

Ansia e attacchi di panico: come uscirne con l’aiuto di una psicologa a Cologno Monzese

Cos’è l’ansia?

Spesso si parla di ansia con un linguaggio da battaglia: combattere, sconfiggere, eliminare.

È vero: l’ansia finisce per essere una compagna ingombrante.
Fisicamente sfianca: il cuore che accelera, l’agitazione nel corpo, l’inquietudine costante, i risvegli precoci, l’insonnia, il peso nel petto o quella morsa che stringe lo stomaco.
Logora. Stanca. Non fa mai riposare

Ma voglio essere totalmente onesta con te: l’ansia non è davvero un nemico.

È la spia accesa sul cruscotto interno. Quella che lampeggia quando mancano pochi chilometri al restare a secco.
Fastidiosa? Sì. Ma utile. Perché ti avvisa prima che sia troppo tardi.

L’ansia anticipa un possibile pericolo, ti pre-allerta per difenderti da qualcosa che inconsapevolmente hai catalogato, spesso anni fa, come pericolo.

Perchè “ho ansia senza motivo”?

L’ansia è paura proiettata sul futuro, ma radicata in esperienze passate che hanno lasciato un segno profondo.

È fatta di corpo (attivazione fisica) e mente (pensieri anticipatori).
Non è buona né cattiva: è un segnale che si è attivata una risposta fisiologica di difesa.

La domanda utile non è: “Come faccio a farla sparire?” Ma: “Da cosa mi sta difendendo?

Come calmare l’ansia?

Spegnere i sintomi senza ascoltare il loro messaggio è come rompere la spia della benzina.
Può funzionare per qualche ora, ma rischia di lasciarti in panne nel momento peggiore.

Per ridurre davvero l’ansia serve un passaggio chiave: studiare come funziona in te e per te.

L’ansia ha una logica: va capita, non combattuta.
Nel mio lavoro integro ascolto, strumenti somatici e, quando necessario, collaborazione con medici per valutare un supporto farmacologico

Ansia o panico?

Una delle domande più comuni che le persone portano in terapia è:
“Quello che provo… è ansia o panico?”

La verità è che si possono sperimentare entrambi, e a volte nello stesso periodo o nella stessa giornata.

A differenza dell’ansia e della paura  che, pur spiacevoli, servono ad attivare risposte di difesa, il panico è una risposta estrema, disorganizzata e travolgente.

  • La paura è un’emozione primaria, condivisa da tutte le specie viventi: ha una funzione chiara, ci protegge da pericoli immediati, orientandoci a combattere, fuggire o immobilizzarci.
  • L’ansia è l’estensione umana di quella stessa risposta: proietta nel futuro le possibili minacce, per anticiparle e affrontarle.

Entrambe, nel loro linguaggio corporeo, organizzano.

Il panico, invece, è blocco.
Non ci organizza, ci travolge.
Non prepara alla sopravvivenza: fa sentire vicina la morte.

Molte persone raccontano che il panico arriva all’improvviso, in momenti casuali, senza un apparente motivo.
Ma a guardar bene, gli attacchi di panico non sorgono mai davvero dal nulla.

Psicologicamente, il panico è spesso la forma estrema di un blocco interno: un conflitto tra due spinte opposte, entrambe vissute come vitali, la cui risultante è una paralisi. 

Racconta, in modo violento, il vissuto di una trappola interiore.
Molto spesso il panico è il segnale di un conflitto interno vissuto come impossibile da risolvere:

Per esempio:

  • Desideri chiudere una relazione che ti fa soffrire, ma hai paura di restare solə

  • Desiderare un cambiamento, ma percepirlo come troppo rischioso

  • Voler dire “no”, ma sentire che dire “no” può costarti amore o appartenenza

Il panico, nel suo linguaggio violento, tenta di dire:
“Mi sento dentro ad una trappola e non riesco ad uscirne”.

Dare un nome a questo conflitto, leggerne la struttura, comprenderne il significato è già una forma di sollievo.

Come possiamo lavorare insieme sull’ansia e sul panico

Quando vivi ansia intensa o attacchi di panico, non serve “fare esercizi”, distrarsi o soltanto imparare a controllare i sintomi per stare bene. Non serve nemmeno raccontare tutta la tua storia in una volta sola.

Il lavoro terapeutico parte sempre da una cosa sola: riportare il corpo in uno stato in cui possa sentirsi al sicuro.

Solo da lì diventa possibile capire davvero cosa ti sta succedendo.

Nel mio modo di lavorare, il lavoro procede su più livelli, spesso intrecciati tra di loro:

1. Regolazione del corpo e del sistema nervoso

Prima di parlare, serve “rimontare” un minimo di stabilità interna.
Lavoriamo con strumenti somatici delicati che non mettono in contatto diretto con il dolore ma con la possibilità di stare nel corpo senza sentirlo come un nemico.

2. Ascolto delle emozioni che alimentano l’allerta

L’ansia non nasce dal nulla: è una risposta fisiologica a qualcosa che, da qualche parte, il tuo sistema ha percepito come pericoloso.

Se dal punto di vista medico hai già escluso cause organiche, allora il nostro compito diventa ascoltare quella spia interna con precisione clinica.

Insieme raccoglieremo informazioni sulla tua storia e sul tuo presente per capire ad esempio:

  • quando l’ansia si è accesa per la prima volta,

  • come si manifesta nel corso delle giornate,

  • in quali contesti o relazioni tende ad aumentare o diminuire.

Lo scopo non è scavare nel passato a tutti i costi, ma comprendere quali siano oggi i significati  spesso taciti, non pensati, che accendono l’allarme.
Solo da lì possiamo iniziare a trasformare la risposta.

3. Comprendere il significato del panico

Quando è presente, il panico è spesso sintomo di un conflitto in cui ci si rappresenta inconsapevolmente come bloccati.
Nel percorso impariamo a leggerlo: cosa sta cercando di proteggere? cosa nella tua lettura degli eventi ti sta finendo per fare sentire come in una trappola?

Mettere ordine serve a ridarti almeno nell’immediato la sensazione di non essere più in balia.

4. Trovare modi nuovi di affrontare i momenti difficili

Non posso purtroppo offrirti soluzioni rapide nè strategie miracolose.

  • riconoscere i segnali prima che diventino ingestibili

  • ritrovare presenza quando senti che stai per perdere il controllo

  • ridurre l’intensità dell’allerta

  • costruire un modo diverso di stare con te stessə

L’obiettivo non è “non avere più ansia”, ma non esserne più dominatə. E, nel panico, aiutarti a sciogliere la lettura interna che ti fa sentire in trappola.

Se qualcosa in queste parole ti ha risuonato

Se ti riconosci in queste parole, possiamo iniziare da qui.

Nel percorso di Psicoterapia individuale Finisterre lavoreremo insieme per riportare corpo e mente in uno spazio più stabile, dove l’ansia non sia più un allarme continuo e il panico non sia più un luogo senza uscita.

Ricevo nel mio studio a Cologno Monzese, facilmente raggiungibile da Milano, Vimodrone, Cernusco, Brugherio, Sesto San Giovanni e tutta la zona Est di Milano.
È possibile anche un percorso online.

Scopri il mio servizio di psicoterapia individuale, Finisterre.

Anche scrivere e chiedere informazioni può essere un primo passo.

 

Lettura consigliata

Come in altri suoi libri, lo stile di scrittura è semplice, mai banale e i contenuti sono di altissimo livello:

  • Paura di sentire, Michele Giannantonio

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