Bassa autostima e insicurezza
Psicoterapia a Cologno Monzese

Negli ultimi anni, sempre più persone arrivano al primo colloquio psicologico portando con sé una sensazione di bassa autostima, insicurezza e il desiderio di aumentarla.
Frasi come:
“Mi è impossibile prendere decisioni”
“Vorrei cambiare delle cose nella mia vita ma ho paura di farlo”
“Sono una persona insicura”
“Gli altri vanno avanti nella vita e io mi sento al punto di partenza”
“Devo sempre affidarmi agli altri per sentirmi tranquillo/a di ciò che scelgo”
raccontano vissuti comuni, che parlano di fatica, confronto, blocchi.
Ma cosa intendiamo davvero quando parliamo di autostima?
E cosa può significare per te, nel tuo percorso di crescita personale?
Cosa intendono le persone quando parlano di autostima? Una prima definizione
Quando si parla di autostima (in inglese self esteem), ci si riferisce a ciò che pensiamo e sentiamo rispetto a noi stessi in relazione ai risultati ottenuti: quanto ci riconosciamo capaci, riusciti o all’altezza nei diversi ambiti della vita.
Chi dice di avere “una bassa autostima” di solito:
ha pensieri critici e giudicanti su di sé;
fa fatica a scegliere, rimanendo bloccato in situazioni che non fanno stare bene;
può sviluppare dipendenze, anche affettive;
tende a vedere il mondo in modo pessimista.
Secondo lo psicologo Martin E.P. Seligman, lo stile pessimistico si manifesta quando interpretiamo gli eventi negativi come:
permanenti (“Andrà sempre così, non cambierà mai niente”),
pervasivi (“Se ho fallito qui, allora fallisco in tutto”),
personali (“Se mi ha lasciato, è perché non sono degna/o d’amore”).
La trappola della rincorsa ad un’alta autostima
Negli ultimi anni, coltivare un’alta autostima è diventato un imperativo sociale:
“Devi credere in te stesso!”
“Aumenta la tua autostima!”
“Migliorati.”
“Diventa la versione migliore di te.”
“Esci dalla zona di comfort!”
Ne parlano insegnanti, genitori, coach, pubblicità.
Eppure, per quanto ci impegniamo a ottenere successi, ricevere approvazioni o sentirci dire che siamo “bravi”, qualcosa dentro resta insoddisfatto.
Perché?
Perché ci sarà sempre qualcuno “più bravo”, “più riuscito”, “più capace”.
In una cultura altamente competitiva, rischiamo di guardarci attraverso uno sguardo deformante: finiamo per confondere il nostro valore con ciò che riusciamo a ottenere, misurandoci continuamente con un ideale irraggiungibile o con i risultati degli altri.
E chi si sente “meno” può cadere in due trappole:
sminuire gli altri per sentirsi superiore;
sminuire se stesso, prima che lo facciano gli altri.
Il fallimento, anche piccolo, diventa un tabù: qualcosa di insopportabile, ingestibile, da evitare o da redimere il prima possibile.
Così, per paura di confrontarci con l’esperienza dello sbagliare, ci blocchiamo.
Evitiamo i cambiamenti.
Ci chiudiamo al rischio.
La vita, a quel punto, si ferma. Si congela.
Nessuna esperienza sembra più possibile, perché ogni esperienza porta con sé la possibilità della caduta, dell’errore, dell’imprevisto.
Il problema con il concetto di autostima, per come viene comunemente inteso, è che si basa su una valutazione di noi stessi in termini di performance e giudizio — positivo o negativo che sia.
Per mantenere alta l’autostima, dobbiamo riuscire sempre. Fare bene. Più degli altri.
Dobbiamo alzare continuamente la famosa asticella.
E quando accade di non farcela, di sbagliare o di fallire, l’autostima crolla.
Il giudizio su noi stessi si accende.
Ci sentiamo profondamente incapaci, intrappolati in una montagna russa emotiva fatta di ansia, autocritica, vergogna, depressione.
Autostima o valore personale? C’è una differenza (e fa la differenza)
In inglese esistono due termini distinti: self-esteem e self-worth.
In italiano, li traduciamo entrambi con autostima, ma in realtà si riferiscono a due esperienze interne profondamente diverse.
Self-esteem = stima di sé
È quella di cui si parla più spesso quando si parla comunemente di autostima.
Riguarda quanto siamo “bravi” in base a ciò che facciamo o otteniamo.
È instabile e fluttuante: cresce con i successi, crolla con i fallimenti. Dipende spesso da un confronto con l’esterno.
Self-worth = valore personale
È il senso profondo di avere valore come esseri umani, indipendentemente dai risultati ottenuti o dall’approvazione degli altri.
Non dipende da quanto facciamo o da quanto sembriamo riusciti.
Nasce da dentro, radicato nella dignità stessa dell’essere.
Significa sapere di meritare rispetto, cura, ascolto a prescindere.
È un punto fermo, stabile.
Uno stato interiore che, quando c’è, permea tutto il nostro modo di essere e non si lascia facilmente scuotere dagli accadimenti esterni.
Molte persone tendono invece ad associare il proprio senso di amabilità al rendimento quotidiano, come se esistesse un’equazione invisibile:
“Se farò bene, allora potrò ricevere amore.”
Questa credenza ha spesso radici profonde nella nostra storia di sviluppo, ed è conosciuta in psicologia come amabilità condizionata: mi amerai se…
“Perchè ho l’autostima bassa?”: il significato psicologico della poca autostima
Spesso chi dice “Ho una bassa autostima” sta in realtà dicendo:
“Non sento di avere dentro un valore come persona a meno che non mi arrivi da fuori una conferma positiva dei mei comportamenti.”
Anche quando i successi arrivano, anche quando piovono complimenti e riconoscimenti, qualcosa dentro resta intatto: un dolore di fondo che non si placa davvero mai.
O, ammesso che lo faccia, dura solo un attimo.
Tagliare traguardi, collezionare approvazioni, può far vibrare l’anima per qualche secondo — ma è solo un analgesico momentaneo su una ferita antica.
Una ferita che chiede ascolto, non applausi.
Quella antica ferita è radicata in un vuoto intimo: quello di non essersi mai radicato sentiti di esistere in modo positivo nella mente di chi più si ha amato semplicemente per come si è.
Quando questo riconoscimento manca, nasce un dubbio profondo sul proprio diritto di esistere così come si è.
Il mondo interno, allora, può essere dominato dalla vergogna — una vergogna che offusca lo sguardo su di sé e spinge a interpretare ogni esperienza attraverso le lenti deformanti dell’autocritica continua, alimentata dalla paura di rivivere ancora una volta l’esperienza del rifiuto.
Come non avere più (davvero) bassa autostima
La compassione verso di sé è una via concreta per recuperare un senso stabile del proprio valore che possa fungere da timone saldo anche durante le tempeste avverse della vita.
“Compassione è la capacità di accogliere emozioni difficili, osservare con gentilezza i pensieri giudicanti e impegnarsi in direzioni di vita significative” (Hayes, 2012)
Compassione non significa commiserarsi o cercare scuse.
Non è auto-indulgenza.
È la capacità di guardarsi con umanità, sapendo che vincere o perdere fa parte dell’esperienza.
Vuol dire trattarsi come si tratterebbe una persona cara: con cura, senza giudizio, con la consapevolezza che tutti possiamo soffrire e cadere.
Essere compassionevoli significa prima di tutto fare i conti con l’imperfezione collettiva della natura umana.
La compassione nasce da una mente saggia, capace di restare presente, fare i conti con l’esperienza per come è e non equiparare il proprio valore come umano ai propri risultati, buoni o cattivi che siano.
Dalla prestazione al valore personale: si forma una nuova autostima
Per rafforzare davvero la stima di sé — quella che nasce dal valore personale (self-worth) — non basta continuare a puntare tutto sulla parte prestazionale del sé (self-esteem).
Serve fare un passo più profondo:
occorre incontrare e ascoltare il dolore della propria storia.
Con pazienza, è importante imparare a separare ciò che si fa da chi si è.
È un cammino che richiede tempo, ma soprattutto una nuova qualità dello sguardo: una parte adulta, interna, compassionevole.
Capace di accogliere ogni sfaccettatura, senza giudizio.
Non è un lavoro semplice, ma è un lavoro possibile.
E se è ciò che desideri per te, può restituirti un senso di appagamento nuovo.
Un senso interno di maggiore stabilità, che non dipende solo dai risultati, dalle conferme o dalle circostanze esterne.
Se vuoi fissare un incontro conoscitivo puoi contattarmi per un primo colloquio psicologico .
Nel mio studio a Cologno Monzese o in in uno spazio virtuale se non abiti qui vicino troverai un ascolto aperto e non giudicante.
Letture consigliate
Come non suggerirti Brené Brown?
Ѐ una ricercatrice in sociologia, nonché saggista e speaker. È diventata famosa per i suoi studi, i suoi TED speech e i suoi bellissimi libri sulla forza della fragilità e sulla vergogna, in cui invita le persone a riappropriarsi della propria vulnerabilità come elemento profondamente umano, fonte di innovazione, creatività e cambiamento.
- Osare in grande, Brené Brown
- La forza della fragilità, Brené Brown
- Credevo fosse colpa mia, Brené Brown
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