Psicoterapia per perfezionismo e autocritica
Psicoterapia a Cologno Monzese
Cosa nasconde il perfezionismo?
Ti è mai capitato di chiederti cos’è e come nasce il perfezionismo?
Partiamo da un dato di fatto: a tutti piace ottenere buoni risultati, sentirsi apprezzati per ciò che si fa, fare bene.
Ma il perfezionismo è un’altra cosa.
Non ha a che fare con l’impegno, né con il voler dare il proprio meglio o nemmeno con l’amore per ciò che si fa.
Ha a che fare con la paura.
Il perfezionismo è la foglia di fico che tenta di nascondere ciò che più l’anima teme venga vista: la propria nuda, umana, imperfezione.
Il significato del perfezionismo
Il terrore di sbagliare
“Il perfezionismo patologico” nasce come un tentativo di risposta ad un problema antico.
E’ quello che la mente mette in atto quando il timore di sentire ancora una volta l’esperienza del rifiuto per come si è diventa troppo alto. È un meccanismo che si sviluppa fin da piccoli, quando sentiamo che l’amore si ottiene solo se si è perfetti. È come vivere sotto un occhio di bue enorme, che illumina ogni dettaglio e non permette sbavature.
Molte persone che vivono così arrivano a identificarsi con questo stile: l’efficienza, il “non sbagliare”, l’anticipare le critiche. Ma dietro, c’è sempre la stessa fobia, la stessa paura: quella di non avere un posto nella mente dell’altro se si è inadeguati, insufficienti.
L’autocritica: come avere un tribunale dentro
L’autocritica è vivere con un tribunale nel cuore che emette giorno e notte sentenze di accusa. È la parte del Sé che più spesso in terapia si vorrebbe togliere di mezzo, perché fa male.
Sembra una voce grande e grossa, sprezzante nei modi e feroce nei commenti com’è.
Ma molto più spesso, a metterla bene a fuoco, è una parte del Sé giovane, piccola quanto le parti giovani ferite e bisognose che ancora oggi ti abitano nel cuore e nella mente.
L’Autocritica è l’estremo baluardo di fronte all’angoscia della solitudine: a modo suo, contiene una forma di speranza, ti restituisce un qualche tipo di controllo sulla realtà che ti circonda.
Ti sprona, ti insulta, ti deride, minimizza i successi ed amplifica i fallimenti.
Lo fa perché crede che se cambierai, quando migliorerai, quando farai tutto bene allora le cose andranno meglio. Finalmente tornerai ad occupare un posto nel cuore e nella mente di quelli che più per te contano.
Il perfezionismo come forma di dipendenza
Il perfezionismo è assimilabile di per sé a tutte le forme di addiction: come ogni dipendenza, funziona seguendo due regole. Nel breve termine risolve completamente il problema per il quale si era creata. Ad esempio, attraverso il controllo assoluto, l’eccellenza, la prestazione continua, la mente non sente più una vecchia ferita mai rimarginata. Come un decatleta, se eccellerai in tutto la paura si quieterà…Almeno per un attimo.
Nel lungo termine, però, ti danneggia: come un criceto in una ruota la vita diventa difficile, sempre a rincorrere il massimo possibile, senza nemmeno sapere quale sia davvero, perché non ha un obiettivo chiaro.
Ti drena energia, perché ti obbliga ad essere sempre all’erta rispetto ad ogni minima incrinatura nell’immagine che restituisci al mondo. Il timore è quello che gli altri, prima o poi, ti smaschereranno nella tua totale inadeguatezza. Alcuni chiamano questa esperienza interna sindrome dell’impostore.
Il sollievo dato dal raggiungimento del risultato, che sia un 30 e lode, un post perfetto, quell’obiettivo centrato, dura solo un attimo: non c’è mai, o quasi mai, soddisfazione, godimento per il risultato raggiunto. Poi, il ciclo ricomincia.
A un certo punto, fai sempre più fatica a distinguere ciò che desideri davvero da ciò che senti di dover fare. Il confine si assottiglia fino a sparire.
Il fallimento diventa un’esperienza che la mente vuole scacciare a tutti i costi. Si trasforma in una vera e propria forma di “fobia”: come accade per tutte le fobie, il problema non è tanto la situazione in sé, quanto il fatto che la mente rifiuti e cerchi in ogni modo di respingere le sensazioni che quella situazione porta con sé.
Per certi versi, in una società come la nostra, è quasi più difficile liberarsi dal perfezionismo che da molte dipendenze più evidenti, perché socialmente viene premiato, non riconosciuto come dolore.

Perfezionismo e evitamento: strategie complementari
Accanto al perfezionismo troviamo spesso un’altra strategia difensiva: l’evitamento. Quando la paura di non essere all’altezza è troppo intensa, la mente può scegliere di non agire affatto. Procrastinare, rimandare, evitare situazioni in cui potremmo fallire diventa così un modo per proteggerci. Ma, come il perfezionismo, anche l’evitamento finisce per limitarci profondamente.
Come uscire dal perfezionismo?
La via d’uscita dal perfezionismo è complessa, perché non passa solo dal cambiare i propri comportamenti (cosa che non avrebbe molto successo a lungo termine). Per riuscirci, dobbiamo andare alla ricerca della storia della paura che c’è sotto: spesso è molto antica, radicata nell’infanzia e nel modo in cui siamo cresciuti. La buona notizia è che possiamo imparare a conoscere quella paura e a rispondere ai bisogni mai soddisfatti che essa contiene, liberandoci dalla risposta automatica del perfezionismo.
Il rimedio per il perfezionismo
Tentare di spegnere l’autocritica o il perfezionismo semplicemente rassicurando la persona sul proprio valore positivo, o valorizzandone le doti, pur essendo spesso fatto con intento benevolo, non funziona.
Non funziona perchè non fa altro che alimentare un circuito interno implicitamente già presente: quello che lega il valore personale al livello di rendimento personale. L’autostima così, oscilla tra la paura del fallire e l’esigenza complementare di dimostrare e resta sempre bassa, ci si sente sempre pieni di inisicurezza.
Come lavorare in Terapia su perfezionismo e autocritica?
Nel mio lavoro utilizzo invece strumenti tratti dalla Compassion Focused Therapy (CFT), un approccio terapeutico ideato da Paul Gilbert, utile proprio quando la mente è abitata da un giudice interno severo. Aiuta a passare da una mente autocritica a una mente compassionevole, lavorando sullo sviluppo di uno sguardo benevolo interno che possa guardare il sè attraverso occhi amorevoli a prescindere dai risultati ottenuti.
Come ti posso aiutare ad uscire dal perfezionismo
Autocritica e perfezionismo sono spesso due volti dello stesso tentativo: proteggersi da un dolore antico, quello della vergogna.
Vergogna intesa come esperienza relazionale in cui abbiamo sentito che, per come siamo fatti, non potevamo essere degni di ricevere amore. Se ti interessa leggere di piùsulla vergogna qui trovi un articolo del blog al riguardo.
Ma c’è un’altra possibilità: quella di smettere di cercare di tagliare via l’imperfezione e iniziare a costruire uno spazio interno in cui tutte le parti di te, anche quelle che oggi temi o giudichi, possano sentirsi viste, ascoltate, rimesse insieme attraverso uno sguardo interno nuovo. Accogliente per come si è senza essere però nè biasimante nè indulgente: è questo il significato vero dell’accettazione.
La via di uscita è nell’imparare a prendere tutte le parti di te e ricomporle nel più unico dei mosaici.
Se oggi senti che il perfezionismo e l’autocritica ti stanno togliendo respiro, e forse una parte di te è stanca di correre ma non sa come fermarsi senza sentirsi in pericolo nel percorso di Psicoterapia individuale Finisterre lavoreremo proprio su questo: ritrovare un senso di sicurezza interna che non dipenda dalla performance, dal risultato o dal giudizio, ma dalla possibilità di stare con te stessa senza timore di essere “troppo” o “non abbastanza”.
Ti accompagno a:
riconoscere la storia della paura che abita sotto il perfezionismo
alleggerire il giogo dell’autocritica
sviluppare una forma nuova di stabilità interna
imparare a sentire il valore personale oltre il rendimento
È un lavoro rispettoso, graduale, pensato per chi ha passato anni a “tenersi insieme” attraverso il fare.
Possiamo incontrarci per un primo colloquio psicologico, in presenza o online.
Il mio Studio si trova a Cologno Monzese, facilmente raggiungibile da Milano, Vimodrone, Brugherio, Cernusco sul Naviglio e da tutta la zona Est di Milano.
A pochi minuti dalla fermata Cologno Centro – linea M2 verde.
Se arrivi in auto, nei dintorni sono presenti parcheggi gratuiti.
Non sei della zona? Possiamo svolgere l’intero percorso anche online.
Scrivimi, possiamo iniziare a parlarne insieme.
Lettura consigliata
Se vuoi iniziare a riflettere su questo tema, ti suggerisco di ascoltare Brené Brown: sia i suoi libri, sia i TED Talk, sia i podcast. È la vera voce di riferimento quando si parla di vergogna e di difesa da essa attraverso, ad esempio, la strategia del perfezionismo: illuminante.
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