Rimugino mentale: come gestire i loop di pensiero

Psicoterapia a Cologno Monzese

giradischi come metafora dei loop del pensiero ossessivo. per cambiare come ti senti possiamo vederci a cologno monzese nel mio studio sono Agnese Fiorino

Rimuginio mentale: il pensiero che non si spegne mai

Prenditi un attimo e fai questo piccolo esercizio che ti propongo: mi raccomando, non pensare a un elefante rosa. Non farlo per nessun motivo. Non devi pensarci assolutamente..

Per molte persone è un esercizio impossibile. Più provi a non farlo, più quell’immagine ti si fissa in testa.

Il rimuginio mentale funziona un po’ così: più lo si tenta di scacciarlo, più tiene la persona prigioniera di dischi rotti del pensiero che suonano senza sosta. E’ per questo che si chiamano loop mentali.

Molte persone arrivano in terapia dicendo: «Voglio smettere di pensare». Ma il cervello non ha un interruttore: è un generatore continuo di pensieri, come una radio sempre accesa dalla nascita sino alla fine.

Di fatto quindi, la richiesta di “smettere di pensare” con cui molte persone arrivano in psicoterapia è purtroppo impossibile da soddisfare.

La vera domanda allora diventa: perché rimugino sempre?

Cosa significa rimuginare?

Il rimuginio, anche chiamato rimuginio ossessivo o “overthinking” è un processo mentale ciclico. Si può rimuginare sul passato (iper analizzando l’accaduto) oppure sul futuro (immaginando tutte le possibilità, i pericoli, i “se” e i “ma” per poi finire spesso in uno stato di congelamento decisionale).

Chi ne soffre parla spesso di:

  • pensieri intrusivi che non riesce a controllare;
  • logorio mentale e stanchezza cronica;
  • difficoltà a dormire o rilassarsi;
  • sensazione di blocco o paralisi decisionale;
  • aumento dell’ansia.

Ma allora, i pensieri ossessivi sono falsi? Non sempre. Ma non sempre sono utili. Ed è proprio questo il punto: non tutto ciò che pensi merita ascolto assoluto.

L’overthinking è una malattia?

Una domanda molto comune è: “Ma l’overthinking è una malattia?”
No, non lo è. Rimuginare non significa essere malati. Significa avere una mente attiva che – in alcune fasi della vita – cerca di proteggersi come può.

Il problema non è pensare troppo, ma non riuscire a smettere, anche quando quei pensieri diventano logoranti.

La chiave non sta nel diagnosticarsi, ma nell’iniziare a comprendersi per poi, fare aggiustamenti di rotta.

Il rimuginio come strategia di controllo

Molte persone pensano che il rimuginio sia un difetto o un errore. Ma in realtà è spesso una strategia, una forma di auto-protezione. Come l’ipercontrollo, il perfezionismo o l’autocritica, il rimuginio serve – a modo suo – per evitarti emozioni difficili da approcciare.

È una difesa. Una risposta appresa.

Nel mio approccio, non cerchiamo di eliminare il sintomo. Piuttosto, ci chiediamo: a cosa serve? Cosa protegge?


Rimuginio, ipercontrollo e trauma

Rimuginio e ipercontrollo sono spesso risposte difensive che si sviluppano in seguito ad antiche ferite all’anima.

In alcune persone, si manifestano con modalità che ricordano o sono pari a quelle del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC): il pensiero si intreccia a rituali mentali o comportamentali che danno un’apparente sensazione di sollievo.

Ad esempio: lavare le mani più volte, domandandosi se lo si è fatto nel modo giusto, con il sapone giusto, alla temperatura giusta.

In questi casi il rimuginio nasce da uno stato di dubbio cronico, una difficoltà a tollerare l’incertezza.

La domanda terapeutica diventa: “Cosa succede dentro di te se smetti di fare questa cosa?”

Non si lavora su una semplice “correzione del pensiero” ma su ciò che, sotto, muove davvero quel bisogno di certezza: spesso un potente senso di responsabilità che attiva emozioni molto forti, come colpa, vergogna o paura.

Questo tipo di schema mentale si sviluppa talvolta in persone cresciute in ambienti caotici o imprevedibili, dove l’iper-vigilanza era necessaria per adattarsi, oppure in contesti estremamente controllanti, dove ogni scelta veniva giudicata. In entrambi i casi, il rimuginio, a braccetto con l’ipercontrollo, può diventare un modo per sentirsi al sicuro, anticipando ogni rischio possibile.

Tre rischi piuttosto diffusi potrebbero essere:

  • la paura di sentirsi vulnerabili in un mondo imprevedibile;
  • la paura di sbagliare e perdere approvazione;
  • la paura di fare scelte autonome e sentire di deludere qualcuno.

Se vuoi saperne di più, leggi la pagina dedicata al trauma relazionale.

Questo tipo di schema mentale alimenta anche credenze negative su di sé, come “non valgo abbastanza”, “se sbaglio, faccio male agli altri”, che possono diventare terreno fertile per lo sviluppo di stati depressivi.

Se ti interessa puoi approfondire nella sezione dedicata alla depressione.

 

Come fermare il rimuginio senza combatterlo

La soluzione non è “spegnere la mente”.

È cambiando il tuo rapporto con certe emozioni che potrai cambiare il modo in cui rispondi ai pensieri.
Non è un processo immediato, ma è l’unico davvero trasformativo.

Il rimuginio è come una playlist mentale che si ripete senza fine.

Puoi però imparare a togliere l’audio.

Lavoreremo per:

  • osservare i tuoi loop mentali con curiosità e disponibilità all’osservazione;
  • ascoltare il tema di minaccia dentro all’ansia e al bisogno di controllo relativo;
  • creare uno spazio interno più ampio, più calmo e più autentico dove poter imparare a stare diversamente con queste emozioni una volta capita la storia che stanno implictamente narrando.

 

Se vuoi gestire il rimuginio mentale in un modo nuovo, possiamo iniziare da un primo colloquio psicologico in studio a Cologno Monzese o online.

Lettura consigliata

La trappola della felicità, Russ Harris.

Lo consiglio spesso nei percorsi in studio, è un libro semplice e ben scritto, senza essere mai banale: può aiutarti a iniziare a osservare “da fuori” quella parte di te che tutto il giorno satura la mente con le solite playlist di pensieri in loop.

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Se vuoi iniziare a cambiare il tuo rapporto con i pensieri, possiamo farlo insieme.

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