
Depressione e perdita di senso: come uscirne con l’aiuto di una psicologa a Cologno Monzese
Depressione e perdita di senso: come uscirne con l’aiuto di una psicologa a Cologno Monzese
Cosa non è la depressione
La depressione non è una malattia nel senso stretto del termine.
È una condizione di profonda sofferenza interiore, che spesso ha bisogno di uno spazio specialistico per essere attraversata e trasformata.
Non è provocata da un semplice sbilanciamento chimico: la famosa “carenza di serotonina” di cui si parla tanto non è una causa primaria, ma piuttosto una conseguenza dello stato depressivo.
La depressione non è debolezza, né fragilità, né pigrizia.
È qualcosa che può toccare chiunque, anche chi appare forte, stabile, impegnatə. Anche chi aiuta gli altri.
Sì, anche noi Psicoterapeuti.
E no, non perché assorbiamo la negatività dei pazienti, come a volte mi è capitato di sentire dire.
La verità è che la depressione è una possibilità umana, parte dell’esperienza profonda dell’esistere, e come tale merita rispetto, non semplificazioni.
Cos’è la depressione
Per raccontare cos’è la depressione, torno a usare la metafora della macchina.
Se per l’ansia parlavamo della spia della benzina — un segnale di un pericolo imminente— nel caso della depressione possiamo immaginare che si accenda la spia dei freni malfunzionanti, o quella dell’olio.
Una spia che non segnala un’urgenza imminente, ma che indica un’anomalia profonda e strutturale nel funzionamento del sistema.
La depressione, contrariamente al senso comune, non è di per sé il problema.
È un segnale incarnato, una spia rossa che lampeggia per dirti che qualcosa nel tuo assetto interno non sta più funzionando come dovrebbe.
Le cause della depressione
Alcune depressioni arrivano dopo eventi salienti: lutti, malattie, incidenti.
Altre nascono da momenti di vita difficili ma apparentemente ordinari: scelte che oggi appaiono sbagliate, ma troppo tardi per essere cambiate; ideali mai raggiunti; fallimenti che, accumulandosi, rendono l’esistenza sempre più priva di senso.
Altre ancora esplodono all’improvviso, quando tutto sembrava procedere senza grandi problemi e per questo disorientano totalmente.
Eppure, in tutte, c’è un filo comune: qualcosa dentro si è rotto.
Un’immagine di sé, un ruolo che dava senso, una coerenza interna che teneva insieme le parti della propria storia.
La depressione non parla solo di stanchezza o di umore basso.
Parla di una disconnessione profonda da sé.
Di una vita che non ti rispecchia più.
Di giornate in cui non riesci più a sentire che ciò che fai ha un senso.
Non è una debolezza.
È un segnale.
Il tentativo del corpo e della psiche di dire che non puoi più vivere scollegatə dal tuo centro, dai tuoi desideri profondi, dal tuo sentire autentico.
La tristezza non è depressione
…Lo insegna anche Inside Out 1
Ti racconto cos’è la depressione usando ancora una volta come spunto il primo, splendido episodio di Inside Out.
Se l’hai visto, forse ricordi che tutto ruota attorno al trasferimento di Riley e della sua famiglia in una nuova città.
All’inizio, Gioia, l’emozione guida nella mente di Riley, ha un intento chiaro: farla restare sempre felice, sempre positiva, sempre sorridente.
Ma qualcosa cambia:
nella nuova città, Riley fatica ad adattarsi. Le mancano le sue amiche, il suo sport preferito, la sua scuola.
Anche i genitori non sono più gli stessi: hanno pensieri, stanchezze, tensioni che prima non c’erano.
Eppure, per gran parte del film, Gioia tiene Tristezza lontana dai comandi. Vuole proteggere Riley. Vuole evitarle ogni sofferenza.
Un buon intento. Ma troppo.
Non è quello di cui Riley ha davvero bisogno.
Poco a poco, infatti, Riley si spegne.
I suoi occhi si svuotano. Non sente più nulla. Inizia ad essere sempre più irrequieta. Verso la fine del film comincia a fare cose impulsive: ruba, scappa.
Dentro è vuota.
Perché quando Gioia esclude Tristezza, toglie a Riley la possibilità di sentire cosa sta davvero provando.
E di dar senso a quel dolore.
Solo quando Gioia si arrende all’evidenza che negare la tristezza non protegge, ma allontana da sé, finalmente Tristezza può tornare al centro, a colorare di blu quel momento della vita.
E Riley piange. I suoi genitori con lei.
È il momento del lutto.
È il momento del prendere atto di ciò che è successo per accettarlo.
Da lì, Riley si ricentra.
Il dolore non sparisce, ma le restituisce contatto con se stessa.
Le isole della mente si riposizionano.
La vita può finalmente andare avanti, con un nuovo equilibrio.
Ed è proprio qui il punto: la tristezza non è depressione, anche se spesso vengono confuse.
Molte persone pensano che la depressione sia semplicemente una tristezza più profonda, più lunga, più “grave”.
Ma non è così.
La tristezza è una emozione primaria: Ha a che fare con il contatto con una perdita — reale o simbolica — e con la necessità di ritirarsi in sé per risparmiare energie. Le lacrime calde scivolano lungo il viso come una forma di auto-coccola.
I sintomi della depressione
La depressione è uno stato di spegnimento.
- È un collasso profondo, che coinvolge il corpo, la mente, la vitalità.
- È stanchezza che non passa, una mancanza di forze costante.
- È perdita del gusto, della progettualità e del desiderio.
- È un senso di indifferenza generalizzato, come se nulla avesse più davvero importanza.
Tutto si appiattisce, si scolora.
La disperazione e l’impotenza raccontano una doppia ferita:
quella di non riuscire a fare nulla per cambiare le cose, e quella di non credere più che qualcosa possa davvero cambiare.
È come sentirsi alla deriva in un oceano gelido e buio, senza stelle a guidare, ormai senza più forze per rientrare a riva.
Uscire dalla depressione si può
Se ti sei riconosciutə in queste parole, sappi che non sei sbagliatə.
Questo spegnimento in cui ora sei racconta che ora manca una direzione, un senso.
La depressione non è una condanna, né una vergogna: è un segnale che va ascoltato con rispetto.
Non si tratta di “riaccendere la luce” a forza, ma di rischiarare piano piano una nuova direzione attraverso un lavoro sulla ricostruzione di sè.
Potrebbe essere necessario mettere anche in conto un lavoro integrato con una figura di area medica, affinchè il farmaco possa lavorare in team con noi e abbassare l’incendio della sofferenza.
Ritrovare un perchè alla propria esistenza, un nuovo modo di stare nelle cose o in se stessi che possa nutrire l’oggi.
E, passo dopo passo, accompagnare verso il domani.
Per chi sta accanto ad una persona depressa
Chi vive accanto a una persona depressa spesso si sente spaesato, frustrato, inutile.
Le parole sembrano non arrivare mai.
Ogni gesto affettuoso viene respinto, ogni tentativo di aiuto sembra non servire a nulla.
Anche chi fa il mio mestiere, a volte, si trova davanti a una porta chiusa dall’interno e questo genera un enorme senso di impotenza.
Non perché la persona non voglia guarire.
Ma perché ha smesso di credere di poterne uscire.
Se ti trovi in questa posizione, sappi che non sei solə.
È normale stare male e fare fatica davanti a un dolore così silenzioso e profondo.
Un suggerimento
📷 Le fotografie di Katie Crawford: ti suggerisco delle immagini da vedere, perché sono una potente rappresentazione visiva di cosa significhi vivere con il Disturbo d’Ansia Generalizzata, alcune immagini sono estremamente evocative anche per la depressione.
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