
Neuropsicologia
come uscirne con l’aiuto di una psicologa a Cologno Monzese
Nel mio studio in provincia di Milano ti aiuto a rielaborare le ferite emotive e a ritrovare la sicurezza nel corpo e nella mente.
Chi è lo psicologo neuropsicologo e cosa fa?
Nell’immaginario comune lo psicologo è la figura professionale specializzata nell’aiuto, nell’ascolto, nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi mentali: dall’ansia alla depressione, passando per i disturbi di somatizzazione, la terapia di coppia, la terapia sul bambino e sulla famiglia… e chi più ne ha più ne metta.
Invece esiste una disciplina poco nota – a metà tra la neurologia e la psicologia – che si occupa proprio di diagnosticare e trattare le alterazioni del funzionamento cognitivo a seguito delle cause più disparate: la neuropsicologia clinica.
Il neuropsicologo clinico può infatti trovarsi a lavorare con persone di tutte le età:
- il bambino con disturbi negli apprendimenti (lettura, scrittura, calcolo)
- l’adulto con un deficit di memoria a seguito di un trauma cranico o un ictus, oppure con un deficit di attenzione legato a patologie neurologiche (ad esempio Sclerosi Multipla)
- l’anziano con una progressiva e lenta perdita di efficienza cognitiva, che magari esordisce con sintomi simili alla depressione a cui poi si accompagnano sempre maggiori smemoratezze e difficoltà (ad esempio Alzheimer, la più nota tra le patologie dementigene, ma non di certo l’unica).

Come si svolge una valutazione neuropsicologica
Come lavora il neuropsicologo?
È prassi sottoporre l’individuo a una valutazione neuropsicologica costituita da:
- Una fase iniziale di raccolta di informazioni sul funzionamento quotidiano della persona, condotta con il soggetto o – quando necessario – con il supporto di un familiare (il cosiddetto caregiver).
- Una serie di test psicometrici standardizzati, che indagano le principali abilità cognitive:
- memoria a breve e lungo termine
- capacità di attenzione
- capacità di linguaggio
- ragionamento visivo e verbale
- capacità di eseguire semplici gesti su imitazione o spontaneamente
- capacità grafiche
I test sono tarati su campioni di riferimento suddivisi per età, sesso e scolarità. Il confronto tra la prestazione del soggetto e quella attesa nel campione normativo permette di valutare se il punteggio ottenuto è nella norma o meno.
Come per gli esami del sangue, dopo alcuni giorni il paziente riceve un referto, che include:
- una tabella del profilo di funzionamento cognitivo
- una parte argomentativa, in cui il neuropsicologo integra i dati con osservazioni cliniche (stili e strategie adottate durante le prove, segnali di affaticamento, errori qualitativi, aspetti di disagio emotivo, ecc.)
Chi può avere bisogno di una valutazione
Come anticipato, il campo di azione della neuropsicologia è molto vasto. Una parte importante dell’attività riguarda casi complessi, come:
- disturbi del linguaggio post-ictus
- disturbi di memoria o attenzione dopo un trauma cranico
- deficit cognitivi legati a patologie neurologiche (Sclerosi Multipla, Epilessia)
- decadimento cognitivo nell’anziano (demenze, Alzheimer)
È sempre più frequente, però, incontrare anche persone sane sopra i 45 anni, che iniziano a notare cambiamenti nella propria efficienza mentale (per dirla in modo più colloquiale, a “perdere colpi”):
“Dottoressa, è un dramma: da mesi non ricordo dove metto le chiavi.”
“Devo annotare tutto su agenda, cellulare e calendario.”
“Dimentico i nomi delle persone, anche di quelle che conosco bene.”
“Una volta tenevo tutto a mente, ora rischio di sbagliare se non mi concentro.”
Si tratta spesso di persone molto impegnate, in momenti di vita delicati (lavoro stressante, problemi familiari, cura di un genitore anziano, figli con difficoltà). A volte, c’è anche la preoccupazione al pensiero della familiarità (ovvero la presenza, nella famiglia di origine, di un parente con Alzheimer) che porta a chiedersi se qualcosa non va.
In questi casi, la valutazione neuropsicologica aiuta a tranquillizzarsi: molto spesso i test risultano nella norma. Alla base delle difficoltà percepite, invece, si osservano disturbi d’ansia o dell’umore, per cui può essere utile proporre un primo colloquio psicologico.
Cosa succede se emerge un disturbo cognitivo
Se dai test emergono delle alterazioni del funzionamento cognitivo, è fondamentale condividere i risultati con i propri medici di riferimento, in particolare con il Medico di Medicina Generale, che valuterà eventuali approfondimenti.
In parallelo, si può iniziare un percorso di potenziamento cognitivo personalizzato, finalizzato ad allenare le funzioni compromesse e a potenziare le altre funzioni mentali, in modo che possano compensare la difficoltà. Il percorso si svolge con una o più sedute alla settimana, individuali o di gruppo, e prevede esercizi mirati per migliorare l’efficienza mentale e supportare il funzionamento quotidiano della persona.
La valutazione neuropsicologica avviene solo in presenza nel mio studio.
Sono una Neuropsicologa e lavoro a Cologno Monzese: se stai cercando informazioni sono disponibile a rispondere alle tue domande. Puoi contattarmi e valuteremo come è più opportuno procedere.