Come funziona il primo colloquio psicologico?
Il primo colloquio psicologico è, spesso, un punto strano da attraversare.
Per chi per la prima volta, o con un nuovo professionista, si mette o rimette in gioco si possono avere stati interni e comportamenti contrastanti: ansia e desiderio, tendenza a rimandare e desiderio di iniziare.
Da una parte si può essere impazienti di farlo:
Finalmente posso parlarne con qualcuno…
Magari dopo starò un po’ meglio…
Dall’altra, qualcosa frena: rimandi, ci pensi, poi lasci stare e poi continui a tornare lì. Spesso infatti insieme al desiderio arrivano anche altre voci:
…Cosa dovrò dire? Cosa mi chiederà?
…Come affrontarlo?
…E’ meglio che dica tutto?
…Mi farà delle domande o dovrò parlare solo io?
…Non so da dove partire a raccontare, è come se avessi un caos in testa
…Se dirò questa cosa farò una brutta impressione?
…E se non mi serve a niente?
…E se non mi capisce?
…E se poi sto peggio?
…Perché alcuni lo fanno pagare e altri no?
Molte di queste domande nascondono alcune paure che ti fanno rimandare l’inizio della terapia: nel blog trovi un articolo dedicato alle più frequenti. Se ti interessa, ti lascio il link qui.
In questo articolo invece cerco di rispondere ad alcune domande che come Psicologa e Psicoterapeuta a Cologno Monzese spesso mi sono sentita rivolgere, sia di persona in Studio che telefonicamente o per mail nella fase iniziale di primo contatto quando ci si accorda per il primo appuntamento.
Non troverai in questo articolo una descrizione di come funzioni il primo colloquio in generale (moltissimo dipende dall’orientamento terapeutico e dallo stile del singolo professionista) ma per raccontarti come funziona con me il nostro primo incontro, così puoi capire cosa succederà davvero, cosa aspettarti e se il mio modo di lavorare può fare al caso tuo .
Quanto durerà il primo incontro?
Più o meno un’ora, anche se è probabile che sforeremo dieci minuti in avanti anziché indietro!
Il colloquio vero e proprio durerà 50 minuti poi negli ultimi dieci ti presenterò brevemente la mia proposta di lavoro per te: durata ipotizzata del percorso, frequenza suggerita degli incontri, regole del setting. Deciderai a quel punto se proseguire con un appuntamento successivo o se preferisci invece, ora che ci siamo comunque conosciuti, prenderti un attimo di tempo in più per ponderare la scelta. Qualsiasi sia la tua risposta potrai comunque sentirti libero/a di cambiare idea in qualsiasi momento!
Devo seguire qualche tipo di ordine nel raccontare le cose?
No, assolutamente, parti da dove preferisci! Anzi, come imparerai nel corso del percorso se sceglierai di proseguire insieme: tutto è una informazione su di te. Come Psicoterapeuta Costruttivista credo fortemente che non esista una realtà esterna oggettiva: tutto, perfino la percezione visiva dei colori, è figlio del nostro personale modo di percepire e di reagire a ciò che ci circonda.
Perciò, qualsiasi cosa tu faccia o non faccia, come percepisci ed interagisci con me, con te e con gli altri, come reagisci agli eventi, il significato che dai alle cose che vivi, il tuo modo di stare nelle relazioni: tutto parla di come tu funzioni.
In ogni caso, tieni ben presente che non è necessario raccontare tutto e subito nel corso del primo incontro. Se ci sono argomenti per te più delicati o dettagli che ti fanno sentire a disagio non forzarti. Per quanto io abbia i miei titoli professionali appesi ad una delle pareti sono comunque per te una figura estranea ed è normale sentirsi anche solo un po’ a disagio nel raccontare cose personali ed intime ad una persona sconosciuta, anche se sappiamo che quello è il posto deputato a farlo e la figura che ci ascolta è un professionista appositamente formato.
Mi farà domande o parlerò solo io?
Nel mio modo di essere Terapeuta l’interazione, la curiosità, il riformulare per essere sicura di aver compreso correttamente quanto mi stai raccontando è essenziale. Spesso sono io, anche solo per rompere il ghiaccio, a fare la domanda che da inizio al colloquio: Cosa la porta qui oggi?
Ci daremo del tu o del lei?
Ci daremo sempre del lei, anche se hai appena compiuto diciotto anni, ma non per i motivi che credi.
Non ha a che fare con “il rispetto” né con “il ruolo professionale”. Non penso che tu mi debba dare del lei perché tu sei il paziente ed io sono il dottore né perché penso di essere nella nostra relazione un gradino sopra di te o perché voglia mantenere una distanza o una neutralità asettica. Credo profondamente, anzi, che il lavoro terapeutico sia un lavoro di squadra: io porto strumenti e competenze, ma tu sei l’unica persona che può davvero conoscere da dentro la propria esperienza.
Il vero motivo per cui ci daremo del lei è che serve a me per ricordare, per non dimenticare mai, che devo stare con te in una modalità relazionale che ti sia utile.
Se ci dessimo del tu come faccio con qualsiasi altra persona al di fuori dello Studio con cui ho una conoscenza personale sarebbe per me più automatico mentre ti sento raccontare cose molto intime e cariche scivolare in una postura relazionale emotivamente reattiva e non osservativa.
Se ad esempio stessi raccontando una cosa che ti rende triste e ci dessimo del tu rischierei, anche senza accorgermene, di finire per reagire emotivamente a quello che racconti: anziché chiederti perché questa cosa ti stia rendendo triste potrebbe invece venirmi spontaneo consolarti, rassicurarti o darti “buoni consigli” come faccio con gli amici e so bene che questo, seppure al momento potrebbe alleviare il tuo malessere, non ti permetterebbe alla lunga di cambiare lo sguardo su di te o sulle cose.
Bisogna avere le idee chiare su ciò che fa stare male per fare un primo colloquio?
No, assolutamente. Non servono grandi problemi, idee chiare, obiettivi definiti. A volte il primo colloquio può essere lo spazio dove quello che senti dentro, magari confuso, trova finalmente un nome.
Non è necessario “essere depressi” o “avere un disturbo”. Non ci sono le Olimpiadi della sofferenza e spesso ciò che ci ha fatto soffrire non è stato l’accaduto di per sé, ma il modo in cui lo abbiamo vissuto e il significato che, nel tempo, ha preso per noi.
Quanto dura un percorso? Dovrò stare in Terapia per sempre come quel mio amico?
Come dico sempre in fase di presentazione del lavoro terapeutico un percorso mediamente dura trenta incontri che tra Natale, estate, Pasqua ed imprevisti durante l’anno è circa un anno di incontri a cadenza settimanale con periodi in cui ci si vede spesso e periodi in cui ci si vede meno.
Questo non vuol dire che ci si debba per forza fermare un anno: c’è chi ad esempio ha bisogno di fare il punto e magari si ferma pochi mesi perché in quel momento quella è la necessità o chi arriva da altri percorsi per cui ha già fatto chiarezza in altri momenti e ora vuole completare il lavoro e c’è chi invece per scelta propria si ferma per molto più di un anno.
Non ci sono obblighi di frequenza ed è sempre possibile chiudere e ripartire anche ad anni di distanza dall’ultimo incontro.
In ogni caso dal mio punto di vista non esiste un tempo giusto per tutti e, anche se spesso molti di noi vorrebbero risolvere tutto subito, va anche ricordato che la mente ha consolidato certi meccanismi, che poi nel tempo sono diventati automatici, nell’arco dei primi dieci dodici anni di vita. Questo non vuol dire che dovremo per forza stare insieme per un periodo analogo, ma che per scoprire come si funziona e perché, e per cambiare il modo di reagire alle cose ci vuole continuità e un po’ di tempo.
Il primo incontro è gratuito?
Non con me. Anzi, il primo incontro ha un costo leggermente maggiore degli incontri successivi e spesso ha una durata leggermente maggiore degli altri. È il primo spazio in cui inizi a portare qualcosa di importante di te, spesso dopo averlo tenuto dentro a lungo, e ha bisogno di essere accolto con attenzione.
Il mio lavoro, in questo primo incontro, è proprio quello di aiutarti a dare forma a quello che senti, senza forzarti e senza che tu ti senta sopraffatto.
Per farlo, è necessario un livello di attenzione e presenza ancora maggiore:
alle parole, ma anche ai silenzi, ai tempi, a ciò che resta sullo sfondo.
Se alcune di queste domande erano anche le tue e quello che hai letto ti risuona, puoi partire da qui.
Lavoro come Psicologa e Psicoterapeuta sia nel mio Studio a Cologno Monzese sia online.
Puoi contattarmi per un primo colloquio da qui e anche da qui per capire in prima persona se posso essere la professionista giusta per te.





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