Qual è il significato di resilienza?
La vita, nel suo corso, ci mette spesso di fronte a sfide, cambiamenti improvvisi, perdite e malattie. Ciò che non desideriamo, spesso, è proprio ciò che ci accade, eppure queste esperienze fanno parte della nostra esistenza. Non possiamo cancellarle, per quanto lo vorremmo. Ed è per questo che la resilienza và coltivata.
Non puoi fermare le onde, ma puoi imparare a padroneggiare il surf (J. Kabat Zinn)
Di fronte al dolore, alla difficoltà e alla perdita, tendiamo a reagire in vari modi. Due sono le risposte più comuni:
Evitiamo. Proviamo a scappare dai problemi negandoli, distogliendo lo sguardo, riempiendoci le giornate o ricorrendo ad anestetici di diversa natura: sostanze, nicotina, alcol, sesso, acquisti, lavoro, sport. Come le tre proverbiali scimmiette in cuor nostro speriamo che a non guardare, a non parlare o a non sentire nulla di quello che ci sta disturbando il dolore magicamente sparirà.
Tendiamo a farci sommergere. Quando il problema è nuovo e ci appare come una montagna insormontabile, ci facciamo sopraffare: non pensiamo ad altro, e ci sentiamo sempre più sopraffatti. Il nostro campo di visuale si restringe sempre di più, come quando guardiamo dentro ad un cannocchiale: la nostra mente ed i nostri occhi non pensano nè guardano più ad altro, incessantemente. il resto della realtà sparisce.
Queste due modalità, l’evitamento e l’immersione, ci rendono però la vita sempre più difficile da vivere. Ci tolgono risorse, ci limitano, ci stancano, ci mettono in scacco impedendoci di trovare soluzioni .
La resilienza, invece, è qualcosa di diverso.
La resilienza non è resistenza né rinuncia. Il termine resilienza arriva dalla scienza dei materiali: è la capacità di un materiale di reagire ad un impatto esterno senza cedere collassando su di sè, nè senza opporre una resistenza contraria eccessiva che lo porta a finire per spezzarsi. Ha a che fare con la duttilità.
Questo concetto trova una sorprendente analogia nelle arti marziali, che insegnano da sempre come affrontare una situazione di difficoltà o di aggressione. In particolare, quando ci si trova di fronte a un avversario molto più forte, resistere con forza diretta è spesso una strategia fallimentare. La battaglia, infatti, sarebbe persa in partenza. Ciò che le arti marziali suggeriscono è di utilizzare la flessibilità e la strategia: piuttosto che opporre resistenza, si può sfruttare la forza dell’avversario, usarla come leva, o agire in modo astuto, adattando il proprio corpo e le proprie risorse alla situazione.
Questa stessa filosofia si applica alla resilienza emotiva: non si tratta di negare o sopprimere il dolore, ma di sentirlo senza esserne travolti. Si tratta di mantenere una presenza consapevole anche nei momenti più difficili, riconoscendo le emozioni senza lasciarsi sopraffare da esse.
Chi ha introdotto il concetto di resilienza?
Il concetto di resilienza psicologica ha radici che si sviluppano nel corso del tempo, ma una delle prime figure a parlarne in modo significativo nel contesto psicologico è stato Emmy Werner, una psicologa che negli anni ’70 ha condotto uno studio pionieristico sulle capacità di recupero dei bambini che avevano vissuto in situazioni di grave disagio.
Il suo lavoro a lungo termine con bambini delle Hawaii che avevano vissuto in contesti di povertà e abusi ha portato alla luce il concetto che alcune persone, pur attraversando esperienze traumatiche, sono in grado di adattarsi positivamente e sviluppare competenze emotive. Ha osservato che queste persone avevano una sorta di “forza interiore” che le permetteva di superare le difficoltà senza essere distrutte.
In seguito, altri ricercatori e psicologi, come Norman Garmezy e Michael Rutter, hanno continuato ad esplorare il concetto di resilienza, specialmente nei bambini, studiando come alcuni riuscivano a crescere in modo sano nonostante le difficoltà. Garmezy ha sottolineato l’importanza di fattori protettivi che permettono agli individui di resistere allo stress e alle difficoltà.
Come si diventa resilienti?
La resilienza è una abilità che ha a che fare con il concetto di flessibilità emotiva: la buona notizia è che si può coltivare.
Qui sotto ti presento l’ABC della resilienza: tre abilità fondamentali che puoi iniziare ad allenare fin da subito.
A come Accettare: Liberare Energia per Ciò che Conta
Accettare non vuol dire approvare o giustificare ciò che ti è accaduto. Significa riconoscere che una parte della realtà è fuori dal tuo controllo, e che continuare a lottarci contro ti fa solo sprecare energie preziose.
Accettare ti permette di spostare il focus da ciò che non puoi cambiare a ciò che puoi fare. E da qui può nascere il cambiamento.
Accettare non è rassegnarsi. È scegliere dove mettere le tue energie, e usarle per costruire qualcosa di nuovo.
B come “Be with”: stai con l’emozione, non contro
Spesso ci viene insegnato a ignorare, reprimere o controllare le emozioni “scomode” come rabbia, paura o tristezza. Ma le emozioni non sono un problema: il problema è come reagiamo ad esse.
Una ricerca neuroscientifica ha dimostrato che un’emozione, se lasciata fluire, dura in media solo 20 secondi. Se invece la blocchiamo, può restare dentro di noi per giorni, mesi o anni.
“Be with” significa stare con ciò che senti senza respingerlo né identificarcisi. È osservare, respirare, accogliere. È uno degli insegnamenti della mindfulness e un pilastro della resilienza.
Allenare questa presenza gentile ti aiuta a non restare imprigionatə nelle emozioni, ma ad attraversarle e lasciarle andare.
C come Coltivare la Compassione: trattati come tratteresti chi ami
Quando cadi, ti critichi o ti accogli?
Quando sbagli, ti rimproveri o ti ascolti?
La compassione per te è la capacità di trattarti con la stessa gentilezza che riserveresti a un amico, a una figlia, al tuo partner. Anche e soprattutto nei momenti in cui capita di sentirsi fragili o inadeguati.
La compassione non è autocommiserazione, ma forza: ti permette di non abbandonarti proprio quando ne hai più bisogno, e di ricostruire sicurezza dentro di te anche dopo le tempeste.
La compassione però non è, di contro, neanche una costante autoassoluzione. Così come un genitore ama il proprio figlio anche quando sbaglia, ma cerca di guidarlo a correggere i suoi errori, allo stesso modo la compassione verso se stessi non significa permettersi passivamente comportamenti autodistruttivi o dannosi per gli altri. È un atto di responsabilità che, in maniera non distruttivamente critica, incoraggia però la crescita ed il miglioramento.
Come allenare la resilienza?
La resilienza non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla reazione che hai quando le cose non vanno come vorresti.
Anche nelle situazioni più disperate c’è sempre qualcosa che possiamo fare, anche se a volte sembra una piccola cosa. Spesso ci sentiamo impotenti di fronte alla difficoltà, come se il mondo fosse fuori dal nostro controllo, ma in realtà c’è sempre qualcosa in tuo potere, anche se a volte ti sembra di essere in balia di una realtà incontrollabile.
Resilienza non significa essere invulnerabili, ma imparare a ricostruirsi ogni volta.
E questo percorso inizia proprio da tre gesti semplici e profondi:
Accettare ciò che non puoi cambiare
Stare con le emozioni, senza combatterle
Coltivare compassione per ogni parte di te
Una volta coltivate queste abilità, ti sarà più facile mantenere saldamente il timone della tua vita, anche quando le cose si fanno difficili come durante una tempesta in mare.
Vuoi approfondire questo percorso insieme?
La psicoterapia può essere uno spazio per imparare a essere più resilienti, presenti e gentili con se stessi. Se non sai come si fa o vorresti un aiuto per allenare una (o tutte!) queste abilità puoi contattarmi per un primo incontro. TI accoglierò nel mio studio a Cologno Monzese o online.





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