Una delle domande che più spesso si ascolta in terapia quando le persone arrivano cariche di sofferenza emotiva è: ‘Non voglio più essere così’ o ‘Non voglio più sentire questo…’.È una richiesta comune e comprensibile quella di volersi liberare da emozioni, pensieri o comportamenti che ci causano sofferenza: siamo esseri umani e, come tali, siamo fisiologicamente avversi al dolore.
Eppure, sebbene questa richiesta sia comprensibile, per poter guadagnare attraverso la Terapia un cambiamento che sia davvero raggiungibile, sostenibile e duraturo nel tempo non è possibile, almeno per quello che è il mio modo di intendere e di fare questo lavoro, lavorare con la mente come farebbe un dentista con un dente profondamente cariato.
Per poter fare un cambiamento che sia poi fonte di una crescita personale evolutiva, invece di ragionare in prima battuta sul togliere è necessario prima andare a comprendere come mai funzioniamo così oggi.
Come e con chi abbiamo imparato certi modi di essere.
Quando nel passato sono stati più necessari e perchè.
Hai presente quei vestiti che da fuori sembrano perfetti, ma quando li indossi ti pungono, tirano, e ti fanno sentire a disagio tutto il giorno?
Magari continui a metterli lo stesso, perché ti convinci che “non è poi così fastidioso”, perché sono di moda, li hai pagati tanto, o perchè pensi che dovresti riuscire a sopportarli — e ti senti anche un po’ troppo sensibile nella pelle, diversa dagli altri.
Eppure, ogni volta che li indossi, il risultato è lo stesso: fastidio, la pelle che tira, bollicine che prudono.
E finisci per grattarti ancora una volta ma lo continui a indossare perchè “Ci penserò domani” o “Sono fatta così”…
Di fatto, nulla cambia.
Se però, a un certo punto, smetti di negare l’esperienza e inizi a fare i conti con come la realtà per ciò che è (dei bei vestiti, sì, ma fatti di un materiale che irrita la tua pelle) si aprono nuove possibilità.
Puoi regalarli o puoi venderli…
Puoi fare cucire dalla sarta una fodera interna…
Puoi portarli solo per poche ore…
Puoi metterli solo quando fa freddo, con altri indumenti sotto…
Oppure puoi scegliere di indossarli lo stesso ma con una pomata lenitiva o un antistaminico a portata di mano, perchè hai già fatto i conti con cosa succederà in maniera consapevole, non lasciandoti travolgere dall’esperienza come prima.
Non importa che scelta tu prenda nello specifico, quel che conta è che la prenda tu.
Non farti agire dagli eventi, ma agire scelte attive in maniera consapevole.
Cos’è davvero la crescita personale in Psicoterapia
Una delle convinzioni più diffuse, ma anche più dannose, è che il cambiamento terapeutico consista nel “togliere“.
Togliere, ad esempio, aspetti di sé che non ci piacciono, come l’introversione, l’imperfezione, la lentezza o la vulnerabilità.
Togliere sensazioni che ci turbano, come l’ansia o la sofferenza.
Togliere ricordi dolorosi o emozioni difficili da affrontare, come la rabbia, la tristezza o la paura.
Eppure, se anche la terapia risponde a queste richieste, rischia di aumentare il senso di invalidazione e di estraneità interni.
È come dire: “Sì, è vero che così non va. Meglio se ti modifichi”.
Ma, come nel mio racconto iniziale, in terapia smettiamo di distogliere lo sguardo da ciò che ci irrita e iniziamo ad aprirci all’esperienza per come è si aprono nuove possibilità.
Capire come e perchè abbiamo funzionato in un certo modo per una larga parte della vita ci fa sentire meno sbagliati ai nostri stessi occhi perchè aumenta il senso di comprensione e di accoglienza interni diminuendo la guerra con noi stessi.
Riconoscere come un valore ed onorare o comunque dare una ragione a certi lati del nostro carattere ci fa poi poter ragionare su cosa farcene oggi con uno sguardo da pianificatore strategico, non da chirurgo.
Ci piacciono ancora? Vogliamo smussarli? Vogliamo usarli solo a volte? Li vogliamo dismettere perchè non ci riconosciamo più affatto in essi?
Questo processo che ha a che fare con lo sviluppo di una mente più resiliente
Quando fai questo, riprendi in mano le redini della tua vita.
Non ti senti più in balia degli eventi esterni, ma aggiungi risorse interne che ti facciano sentire più capace di affrontarli.
Aggiungi maggiore responsabilità e consapevolezza.
Lo sviluppo di questa risorsa interna è fondamentale per vivere la propria esistenza in modo attivo. Questa risorsa si chiama agency, o agentività, e permette di fare scelte consapevoli, anche nei momenti di difficoltà.
Una volta che la realtà è stata riconosciuta e accolta, si apre uno spazio di libertà, per decidere cosa fare con un nuovo senso di responsabilità verso noi stessi.
Il punto è che quando accetti ciò che sei e la realtà attorno a te, puoi agire con maggiore lucidità, a partire dagli elementi che hai a disposizione.
Il cambiamento diventa un processo di trasformazione sintonica: una evoluzione consapevole.
Penso a storie di donne che, accettando ad esempio la propria introversione, l’hanno trasformata in una risorsa, anche professionale.
Altre hanno modulato alcuni aspetti di sé, arrivando a un bilanciamento interno più armonioso.
Alcune hanno scelto di allontanarsi da relazioni familiari dolorose, creando uno spazio di tutela del Sé. Altre, invece, hanno deciso di restare in relazioni simili, riconoscendo in esse anche dei guadagni relazionali cui al momento non volevano comunque rinunciare.
Si creano nuove possibilità di scelta quando diventi responsabile di te stesso e del tuo sentire.
In termini statistici, diremmo che aumentano i “gradi di libertà“.
Il Prof. Bruno Bara parlava, poeticamente, di “aumentare il numero di giochi giocabili”.
Perchè fare un percorso di crescita personale?
Accettare non significa arrendersi, non significa rinunciare al cambiamento o alla crescita. Accettare significa riconoscere la realtà interna o esterna per quello che è, senza distorsioni o resistenze. Non è un atto di passività, ma di presa di consapevolezza.
Accettare è smettere di lottare contro noi stessi, contro le nostre emozioni, contro i nostri limiti, contro le difficoltà che incontriamo. È ammettere che ciò che siamo oggi è il risultato di un percorso, e che, se vogliamo evolverci, possiamo farlo a partire proprio da lì, da questa realtà che non dobbiamo cambiare per forza, ma comprendere e scegliere di agire con maggiore lucidità.
L’accettazione è un invito a fare i conti con la parte di noi che spesso trascuriamo o rinneghiamo: quella vulnerabile, quella che soffre, quella che non è come vorremmo o vorrebbero gli altri.
In realtà, proprio in quelle parti di noi si nasconde una ricchezza di esperienze che, se riconosciute e accolte, ci danno la possibilità di cambiare, ma senza stravolgere chi siamo.
Il cambiamento che favorisce la crescita personale in terapia non è una bacchetta magica per diventare “la versione migliore di te stesso o te stessa”.
Non è nemmeno un processo in cui devi “eliminare” necessariamente certe relazioni o situazioni del quotidiano, ma un cammino che ti porterà a rileggere sia te sia la tua realtà in una maniera diversa:
- andremo a capire insieme cosa sia effettivamente in tuo potere fare e cosa non lo è;
- quanto sei o non sei disponibile ad accettare del contesto ambientale (che sia una situazione o una relazione);
- quanto delle tue reazioni emotive e degli schemi di pensiero con cui stai leggendo te e le circostanze esterne (situazioni o relazioni) sia un prodotto del presente e quanto invece sia un condizionamento inconsapevole della tua storia personale.
Da lì, possono essere viste nuove direzioni o possono illuminarsi aspetti già presenti nella tua quotidianità che però prima non riuscivi a scorgere.
Se questo articolo ti risuona, scrivimi per fissare un incontro conoscitivo nel mio studio a Cologno Monzese o online. Sarà l’occasione per esplorare insieme come il cambiamento in terapia può supportarti nel tuo percorso di crescita.
…Altrimenti, se senti che non è ancora il momento giusto per iniziare ma vuoi un piccolo assaggio di cosa sia una crescita personale consapevole e gentile, nella sezione risorse gratuite trovi una piccola guida per iniziare ad approcciarti all’argomento!





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