Io odio il Natale
Come ogni anno, il periodo di Natale arriva il giorno dopo avere smontato le decorazioni di Halloween.
E’ quella fase dell’anno in cui le luci, i colori, i film, le canzoni invitano a sorridere, ad abbracciare, a festeggiare, a celebrare insieme le famiglie, i bambini, la serenità attorno ad un focolare caldo.
Se per molti il Natale è proprio questo, per chi porta dentro certe ferite questo momento dell’anno può diventare invece un periodo insostenibile perchè è un tempo che riattiva, e allo stesso tempo nega, la possibilità di essere sofferenti dentro.
E’ un periodo in cui la narrativa dominante parla di gratitudine, di unione, di pienezza.
E tu, se senti il contrario, ti trovi a vivere non solo la tua sofferenza, ma anche l’inadeguatezza di provarla in un momento in cui non è socialmente legittimato.
Il Natale mi mette tristezza
“Hai la sindrome del Grinch?”
A volte te lo chiedono ridendo quando dici che il Natale ti pesa, che non ti emoziona più o che ti mette addosso una malinconia che non riesci a spiegare.
Ma il Grinch, se guardiamo bene la sua storia, non odia il Natale di per sè.
Odia ciò che il Natale gli riattiva dentro: la solitudine, il senso di esclusione, il dolore di sentirsi fuori da qualcosa a cui avrebbe voluto appartenere.
La fatica del Natale per chi non ha figli
Ci sono corpi che il Natale riesce a fare sentire ancora più vuoti.
Non perché manchi qualcosa da mangiare ma perché dentro essi riverbera continuamente una assenza: quella di un figlio.
Un figlio desiderato, sognato, immaginato, cercato tra mille sforzi.
Un figlio che non è mai arrivato, nonostante tutto.
O che forse c’è stato solo per un attimo, nel corpo, nella mente e che è andato via troppo presto.
Per chi sta attraversando un percorso di infertilità o ha vissuto aborti spontanei o ricorrenti, questo periodo può diventare carico di dolore.
Ogni domanda fatta con leggerezza (“E voi? A quando?”) riapre una ferita che non sempre ha una risposta semplice o che ci si sente di poter condividere ad alta voce.
Ogni bambino felice sembra mostrare con più forza ciò che non c’è.
È un dolore invisibile, spesso non autorizzato e che si consuma in silenzio mentre si cerca di non rovinare la festa a nessuno.
Se ti sei riconosciuto/a in queste parole e desideri un affiancamento in questa fase di vita puoi scrivermi, se ti va.
Il dolore del Natale quando la famiglia non è un luogo sicuro
Per alcuni, il posto a cui si ritorna a Natale più che ad una casa somiglia ad un campo minato.
Non in tutte le famiglie la vicinanza è sinonimo di fiducia nel potersi affidare.
Per molte persone, tornare a casa significa invece ritornare in un luogo dove non ci si è mai sentiti davvero incontrati nei propri bisogni più antichi.
Sono luoghi dove si è imparato, senza spesso accorgersene, che l’amore si calcola, ad esempio sottraendo il sè al noi, o che la paura per la vicinanza finisce per dividere la mente in due o più parti difficili poi da riattaccare insieme.
Seduti intorno alla stessa tavolata si rimettono inconsapevolmente in scena copioni antichi: c’è chi mette maschere sorridenti per non fare preoccupare nessuno, chi trasforma inconsapevolmente il proprio disgusto o la propria rabbia in premurose attenzioni, chi si sente soffocare nei ruoli di sempre e chi non riesce mai a riempire vecchi vuoti nemmeno con il pranzo di Natale.
Se queste dinamiche ti sembrano note, forse può esserti utile leggere questo approfondimento sempre sul mio blog sul trauma di attaccamento.
Se ti risuona, possiamo lavorarci insieme nel percorso che dedico proprio a questo.
Natale: quando chi manca si fa più presente
Il Natale è, da sempre, una festa di luce: celebra ciò che nasce, ciò che illumina, ciò che torna a scaldare il cuore dopo il buio dell’inverno. Per molti questo periodo invece non fa altro che rimandare al buio di un’assenza, ad una scomparsa che come un colpo riapre una ferita ancora all’inizio della fase di cicatrizzazione.
A volte è il primo Natale senza qualcuno. C’è chi cerca di mantenere intatte le stesse tradizioni per fare almeno per un attimo finta che nulla sia cambiato o chi, al contrario, fa di tutto per mimetizzare l’assenza, sperando che così si veda e si senta un po’ meno.
A volte sono passati invece anni. Ci sono parole serrate in gola per non riaprire qualcosa che non si è mai davvero chiuso. Ci sono sedie lasciate vuote con una cura che fa male e la polvere sopra per tenere tutto fermo, come nel castello della bella addormentata. Un incantesimo che possa ingannare lo scorrere degli anni e possa fare sentire ancora vicini per cercare di impedire che il fluire della cose allontani la mente da ciò che tanto ha amato.
Se senti che anche dentro di te qualcosa resta sospeso, potrebbe aiutarti leggere questo articolo sul lutto irrisolto e sul lutto fisiologico.
Se poi desideri, possiamo parlarne insieme in un primo incontro conoscitivo.
Dicembre, mese dei bilanci
C’è il primo settembre che è per molti l’inizio dell’anno e poi c’è dicembre che è tempo di bilanci. C’è chi si guarda indietro all’anno appena passato e come l’anno prima segna l’ennesima tacca sul “neanche questa volta“. C’è chi si sente ancora una volta spettatore della propria vita e vede gli altri andare avanti, sentendosi sempre molti passi indietro a tutti. Progetti mai partiti. L’ennesima possibilità non colta. Sogni ad occhi aperti usati per scaldarsi, almeno per un attimo, come la piccola fiammiferaia della fiaba. Quel calore illusorio dell’avercela fatta, dell’esserci riusciti almeno nella fantasia mentre intorno la vita si desertifica e l’impotenza aumenta così come il senso di fallimento. Per alcuni è l’asticella altissima del perfezionismo ad annientare ogni possibilità di balzo in avanti, per altri è la procrastinazione ad essere contemporaneamente scudo difensivo e benzina sul fuoco della delusione verso se stessi. Altri sono inconsapevolmente cintura nera di autosabotaggio ed ignari strateghi del fallimento. Per tutti l’autostima finisce con il coincidere con l’assenza dei risultati ottenuti e mai, purtroppo, con il proprio valore intrinseco.
…E se dentro a questa paralisi ci fossero meccanismi che si possono cambiare?
Il perfezionismo non è forza di volontà. La procrastinazione non è pigrizia. E l’autostima non dovrebbe dipendere solo da quanto riesci. Se vuoi possiamo parlarne insieme da qui.
Come palline rotte: quei dolori che si buttano troppo facilmente
A differenza dei regali sotto l’albero di Natale che hanno sempre un proprietario e non restano mai in giro sul pavimento a fare inciampare quando si cammina ci sono invece dolori che spesso finiscono per restare senza nome, senza ascolto e senza che nessuno li reclami o li legittimi mai. Lo scegliere a quale tavola sederti a Natale o alla vigilia cercando di non fare litigare nessuno. Il primo Natale da soli dopo una rottura sentimentale che non sai cosa fare mentre tutti intorno sembrano felici e realizzati. I genitori anziani che non possono più alzarsi dal letto e i figli grandi sparsi per il mondo. Un cambiamento subito e che ti ha un po’ spezzato dentro. Una relazione che si è spenta piano. Un’amicizia persa lungo le strade della vita. Un lutto che è tale solo per te. Un progetto che non è mai partito o che è naufragato anche se ci avevi speso l’anima. Il Natale, con la sua insistenza sul senso, sulla gratitudine, sulla gioia da postare, può far sembrare queste perdite ancora più invisibili. E spesso si finisce per archiviarle in fretta scrollando le spalle, dicendosi che non sono poi cose così importanti.
Se in questi giorni senti che qualcosa pesa, che non riesci a “sentire il Natale”, che anzi ti infastidisce, ti isola, ti toglie il respiro, ti fa sentire triste o ti provoca dolore cerca di non invalidare ciò che senti. Come una porta aperta quando fuori fa freddo il dolore indica la strada da seguire per poter cambiare quello che oggi fa male. Se desideri che sia io ad aiutarti puoi scrivermi per fissare un primo incontro. Mirada è il nome che ho dato al primo colloquio: uno spazio per vederti almeno in quell’ora, e non solo guardarti distrattamente. Sono una Psicologa Psicoterapeuta e Neuropsicologa, ricevo a Cologno Monzese e online. Il mio studio è facilmente raggiungibile da Milano, Vimodrone, Brugherio, Cernusco sul Naviglio e tutta la zona Est di Milano.





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